“La più importante, la più utile norma di tutta l’educazione? Non è guadagnare tempo, ma perderne” (Rousseau).
Un testo coraggioso e molto approfondito. Colpisce l’analisi, sostenuta da fonti precise, e tutto il lavoro filosofico che sta dietro alle parole.
Filosofo e maestro di scuola primaria, Simone Lanza ha fondato la sua esperienza, e di conseguenza anche il suo libro, sulla condivisione dei saperi, sulla collaborazione e sull’attivazione nel gruppo. Senza dare priorità a nessuno, sono centrali per lui Agape, Mce e le varie esperienze in ambito scolastico e pedagogico.
È un libro denso di domande e di ricerca di risposte. Nella prima parte emerge una realtà spesso poco edificante: l’adulto che si identifica con il proprio bambino, l’evaporazione dell’età adulta, lo Screen Time come furto di attenzione e tempo, la diminuzione del tempo dedicato al sonno e al movimento.
Il tema centrale della seconda parte è proprio la perdita di tempo. Considerando una gestione sempre più accelerata e carente, “il tempo del cervello disponibile scarseggia e il marketing se lo sta contendendo”, Lanza propone alcune modalità di gestione a partire dal pensiero di grandi autori come Buber, Arendt, Rousseau, Feuerstein, Spitzer e Latouche.
Proprio quest’ultimo introduce il libro con una prefazione ricca e illuminante: la decrescita parte dall’ascolto dei bisogni di ognuno e da una decelerazione necessaria per apprendere meglio.
Si parla di rapporti intergenerazionali, di conflitto (con riferimenti anche al pensiero di Daniele Novara), di scuola, e si propone una pedagogia lenta per accelerare i processi di apprendimento. Sembra un paradosso, ma funziona proprio così.
Ci sono anche alcuni approfondimenti su concetti chiave come démariage, autorità, regole e cooperazione.
Lo consiglio a insegnanti, genitori, educatori e allenatori. Un po’ a tutti.
Recensione di:
Paola Cosolo Marangon (Conflitti, n. 2, 2021)

Libro di:
Simone Lanza
Perdere tempo per educare
Educare all’utopia nell’epoca del digitale
Writeup, Roma, 2020

