Avete mai fatto caso ai bambini piccoli completamente rapiti da uno smartphone? Fate caso alla distanza? Questa vicinanza estrema e precoce non è solo una nuova abitudine digitale, ma un grande problema che sta trasformando la salute visiva dei nostri figli. Il sistema visivo umano si è evoluto infatti per guardare lontano, ma oggi viene forzato fin dalla nascita a sforzi anomali di messa a fuoco da vicino, con conseguenze che stiamo appena iniziando a comprendere. Per approfondire questo tema, ho incontrato Idor De Simone, optometrista e ricercatore presso gli Istituti Clinici Scientifici Maugeri e la Fondazione Moscati di Milano. Il confronto con lui è stato illuminante per inquadrare quella che molti esperti definiscono ormai una “pandemia silenziosa”.

Per approfondire questo tema, ho incontrato Idor De Simone, optometrista e ricercatore presso gli Istituti Clinici Scientifici Maugeri e la Fondazione Moscati di Milano. Il confronto con lui è stato illuminante per inquadrare quella che molti esperti definiscono ormai una “pandemia silenziosa”.
L’emergenza miopia e la sindrome dell’occhio secco
Oggi assistiamo a un aumento vertiginoso di miopia e disfunzioni oculo-motorie. Le proiezioni scientifiche indicano uno scenario inquietante: entro il 2050, si prevede che il 50% della popolazione mondiale sarà miope. Questo accade perché l’uso intensivo di schermi piccoli a distanza ravvicinata stimola eccessivamente il sistema di messa a fuoco, provocando un blocco che induce l’allungamento del bulbo oculare.
Oltre alla miopia, i ragazzi soffrono sempre più di astenopia (affaticamento oculare) e secchezza. Durante l’uso degli schermi, infatti, la frequenza di ammiccamento diminuisce di oltre il 60%, impedendo la corretta lubrificazione dell’occhio e causando bruciore, mal di testa e visione offuscata. La luce naturale e lo sguardo rivolto all’orizzonte sono invece fattori protettivi fondamentali che il “tempo schermo” sta letteralmente divorando.
Le rivelazioni delle ricerche di Idor De Simone
Le ricerche condotte da De Simone in Lombardia sono fondamentali per capire la portata del problema. Il suo team ha testato 3.851 alunni tra i 6 e i 18 anni, rilevando che il 56% degli studenti presenta difetti visivi, ma solo un terzo di loro ha ricevuto una correzione adeguata.
Il dato più sorprendente riguarda i cosiddetti “DSA sporchi”. Molti bambini ricevono diagnosi di Disturbi Specifici dell’Apprendimento, come la dislessia, quando in realtà presentano problemi oculo-motori non diagnosticati, come lo strabismo latente. In questi casi, gli occhi non convergono correttamente, rendendo la lettura estremamente faticosa e causando inversioni di lettere o perdita del segno. Addirittura fino al 50% dei casi di DSA potrebbe essere legato a questi disturbi visivi funzionali. La buona notizia è che, se intercettati in tempo, questi problemi possono spesso essere risolti con una riabilitazione mirata invece che con un percorso per DSA.
Consigli pratici per proteggere gli occhi
Cosa possiamo fare concretamente in casa? Ecco alcuni “passi da fare insieme” per mitigare i rischi:
- Rispettare le distanze: il telefono va tenuto ad almeno un avambraccio di distanza, il computer a un braccio e il televisore a 3-4 metri.
- Curare l’illuminazione: evitiamo il buio totale; è meglio usare una lampada da scrivania posizionata di lato per ridurre i riflessi sullo schermo.
- Regola del “tasto off”: spegnere ogni schermo almeno un’ora prima di dormire per permettere una “disintossicazione visiva”. Il tasto si può sempre usare e non fa mai male.
La vista è il canale principale attraverso cui i nostri figli imparano a conoscere il mondo e a condividere le intenzioni con noi. Proteggerla significa preservare la loro capacità di attenzione e di apprendimento. Se volete approfondire questi temi e capire come gestire l’invasione digitale senza ansie ma con consapevolezza, trovate un capitolo intero dedicato a questo tema in “Un attimo e arrivo, come gestire gli schermi per crescere una generazione attenta” (Edizioni Sonda). Il titolo richiama proprio quella frase che ogni genitore si sente dire dai figli ipnotizzati davanti allo schermo, ma è una frase di apertura perché implica la volontà di esserci, di stare in relazione, di guardarsi negli occhi. É anche una frase di allarme da considerare: vorrei stare con te (mamma o papà), ma la mia attenzione è rapita dai nuovi pifferai magici delel paittaforme digitali. Nel testo si spiega anche come gli schermi si basano su una deprivazione di tutti gli altri sensi e su un logorio dell’unico senso stimolato: la vista. Il testo offre spunti positivi e pratici e una bussola pratica in 12 punti per navigare tra smartphone e social, ricordandoci che lo strumento educativo più potente resta sempre lo sguardo reciproco.

