Divario digitale del tempo-schermo

Abbiamo forse finito di istallare le lavagna interattive in tutte le scuole italiane? Il New York Times ci avvisa che oggi il vero divario digitale (digital divide) tra ricchi e poveri sta tra chi cresce con scarso tempo-schermo a scuola e chi cresce con troppo tempo-schermo.

Consiste cioè, secondo il NYTimes, nel bandire le tecnologie digitali dalle scuole. Questo è almeno ciò che fanno le famiglie ricche negli USA.

Insomma ai poveri gli schermi, ai ricchi stimoli migliori legati al contatto visivo e al tatto.

L’articolo si può leggere qui: The Digital Gap Between Rich and Poor Kids Is Not What We Expected: America’s public schools are still promoting devices with screens, anche offrendo scuole solo digitali. I ricchi invece stanno eliminando completamente gli schermi dalle classi (versione francese).

smartphone

Finora sono scarsi gli studi che spiegano in che modo le tecnologie digitali possano migliorare la didattica in termini di efficacia di insegnamento e apprendimento, se non citando qualche app isolata. Sembra vero il contrario: molti gli studi sull’introduzione delle tecnologie digitali nelle scuole hanno dimostrato o l’irrilevanza o effetti negativi.

Molto interessante il libro di Larry Cuban, Teachers and Machines, The Classroom Use of Technology Since 1920, New York (1982) sulla storia delle tecnologie a scuola nel XX secolo, dai film ai computer: una storia di grandi promesse e molti guai. Le innovazioni didattiche non sono praticamente mai passate dall’ultima scoperta tecnologica applicata a scuola.

E anche per le tecnologie di supporto alla disabilità bisognerebbe distinguere meglio tra effettiva disabilità e disturbo nell’apprendimento.

Forse dare subito il tablet non è la soluzione migliore per sviluppare capacità attentive, magari compromesse proprio dal loro uso fin dalla prima infanzia.

Sono state introdotte tecnologie digitali senza alcuna discussione, ma soprattutto contro molte evidenze scientifiche. Forse perché a qualcuno faceva comodo? O per superficialità?

smartphone

Per fortuna, anche se con disastroso ritardo, sui giornali italiani compaiono le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della sanità (aprile 2019 su Repubblica).

Queste linee guida sostengono, già da anni, l’importanza di limitare fortemente il tempo-schermo in età di sviluppo.

  • Bambini/e 0-3 anni di età = zero ore
  • Bambini/e 3 a 6 = al massimo 1 ora
  • Bambini/e sopra i 6 evitare più di 1 ora continuata, più di 2 ore è soglia critica

Qui si può trovare una delle migliori rassegne sugli studi scientifici sul tempo-schermo.

Winterstein
Sopra: disegni di bambini/e che guardano non più di un’ora di TV al giorno; sotto bambini/e che guardano più di 3 ore al giorno la TV. (studio Winterstein)

Siamo forse di fronte a una società in cui una esigua minoranza di ricchi potrà permettersi di far crescere i propri figli secondo le linee guida dell’OMS, cioè lontano dagli schermi e a contatto con relazioni, fisicità e natura.

Mentre una grande maggioranza sarà resa meno attenta fin dall’infanzia, con capacità limitate, relazioni sociali ridotte e convinta che la vera amicizia consista nel raccogliere tanti like?

Se credi che si possa fare qualcosa, guarda e diffondi i consigli della campagna dei 4 passi.

Bullo o responsabile di atti di bullismo?

Tempo-schermo, cervello disponibile

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *