La recensione al saggio “Oltre la tecnofobia” (Gallese, Moriggi, Rivoltella) definisce l’opera un manifesto “tecno-ottimista” che consolida luoghi comuni sotto una veste scientifica. Il motivo principale della recensioen strocatoria risiede nel fatto che il libro, pur presentandosi come un’analisi oggettiva, agirebbe come un’operazione ideologica volta a neutralizzare ogni critica politica e pedagogica verso l’industria digitale.

La critica è lunga e articolata non perché il libro meriti così tanto spazio ma perché l’ideologia che promuove è pervasiva. Gli autori inventano un nemico la tecnofobia facendo un pessimo uso di pensatori come Walter Benjamin, Bernard Stiegler e Paulo Freire. che hanno invece denunciato lo sfruttamento dell’industria culturale e la “strage degli innocenti” perpetrata dalle Big Tech. Persino la traduzione di Debord è volutamente fuorviante, anzi errata (deliberatamente?). Sul piano gnoseologico, si inventa l’assunto che l’esperienza reale e quella digitale siano equivalenti. Scambiare il mondo reale con quello virtuale significa però deprivare il bambino del “bagno emotivo” e della sintonizzazione corporea necessaria per l’apprendimento. Il libro incorre anche nella rimozione dell’infanzia e in una vera propria pedagogia della deresponsabilizzazione che sostiene che “ogni scelta di protezione o di divieto non è educativa”. Una forma di “antiautoritarismo” neoliberista, o meglio di seducazione neoliberista che lascia i minori soli in pasto alle Big Tech del mercato. Al contrario, seguendo Freire e Marcelli oggi avremmo tutte le coordinate per una pedagogia del limite capace di affrontare il tema dell’industria digitale e dei suoi fautori (Gafam). Il libro sembra però prediligere l’invezione di un nemico immaginario, la Tecnofobia, in un periodo storico dove domina più che mai la vergogna prometeica e il dominio assoluto delle Big Tech, sulle quali il silenzio di questo libro è assordante, al punto da far pensare che ci sia un convergenza oggettiva di intenzioni. SCARICA LA RECENSIONE DETTAGLIATA PUBBLICATA SUL SITO CONTROVERSIE.
